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Servigliano

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UN PO' DI STORIA

Comune in provincia di Fermo con territorio collinare tra i 189 e i 447 metri di altitudine, Servigliano è il piano degli Appennini. La sua fondazione viene attribuita a Publio Servilio Rullo, tribuno di Gneo Pompeo il Grande (I secolo a.C.). In realtà, resti di villa romana repubblicano-imperiale sono venuti alla luce nell’area occupata dall’ex convento dei Minori Osservanti e dell’annessa chiesa di Santa Maria del Piano. Resti di costruzione romana in "opus cementitium" sono visibili lungo la provinciale Matenana, nel tratto che conduce a Curetta, la frazione che più direttamente conserva l’eredità dell’insediamento alto medioevale. Qui, attorno all’anno Mille, si sviluppò un vivace castello dipendente da Fermo, in grado di controllare gli abitati delle colline sottostanti. Intorno al 1758, la collina cominciò a franare in maniera inarrestabile causa infiltrazioni d’acqua. Fu necessario abbandonare il vecchio incasato e ricostruire ex novo il paese in piano, in prossimità del convento dei Minori Osservanti. La Comunità cominciò a rivolgere una lunga serie di suppliche alla Congregazione del Buon Governo e al Pontefice per denunciare la situazione di disagio che si era creata sollecitando un intervento e la nomina di un architetto.

L’ipotesi del trasferimento era già stata avanzata quando nel 1769 Papa Clemente XIV inviava come tecnico a Servigliano Virginio Bracci. L’atto di fondazione della nuova città fu firmato da Clemente XIV nel 1771 e definiva le modalità e i tempi della ricostruzione del nuovo castello, a cui sarebbe stato dato il nome del pontefice. Il documento istitutivo del nuovo centro fu accompagnato da un secondo Chirografo per la costruzione di una parrocchia nelle vicinanze di Servigliano diruto. L’impianto urbanistico che ne scaturisce è un tipico frutto della cultura illuministica settecentesca, il suo modello costitutivo è semplicissimo, un quadrilatero che si avvicina molto al quadrato. La forma della pianta è simile a quella del castro polibano di cui Servigliano riproduce alcuni elementi: il Cardo, che unisce le 2 porte laterali, Clementina e Pia, e il Decumano (o asse principale) rappresentato dal Corso Vecchiotti che conduce alla collegiata. Il progetto della nuova Servigliano rimanda per il suo impianto alle sperimentazioni che la cultura illuministica e razionalizzatrice del ‘700 effettuò in ambiti e contesti diversi: si pensi molte città calabresi a matrice quadrata, a centri come Oppio e Filadelfia.Più somigliante al modello serviglianese è un’altra città dello Stato della Chiesa legata all’attività produttiva del sale, la nuova Cervia. Il nuovo paese, che fino all’11 gennaio 1863 portò il nome di Castel Clementino, si sviluppa su un impianto urbanistico quadrangolare, neoclassicamente compatto ed armonico, pressoché unico nel suo genere, programmato ed eseguito in un quadrilatero di metri 144 per 137. Il palazzo municipale e la collegiata di San Marco sono contornati da edifici gentilizi; mentre le abitazioni a schiera degli artigiani delimitano il castello, cui si accede da tre porte. Si tratta di un complesso urbanistico di tutto rilievo, ricco di fascino e di sorprese.

 

 

 

LE PORTE

Porta Clementina (Porta Nord) Detta anche Porta Marina. La costruzione iniziò nel settembre del 1774 e terminò nel settembre del 1775. Nello stesso mese vi venne apposta una lapide con la scritta: “CLEMENTE XIV PONT. MAX. VETERIBUS INCOLIS SERVILIANI OB SOLUM DOMOSQUE FATISCENTES PATRIA EXTORRIBUS NOVUM OPPIDUM ET OPPIDO NOMEN DEDIT”.   

Porta Pia (Porta Sud) E’ detta anche Porta Navarra. Da questa porta inizia la strada per Belmonte Piceno. La costruzione iniziò nel novembre del 1776 e terminò nel luglio del 1777. Nel giugno dello stesso anno fu apposta sulla porta una lapide con l’iscrizione: “OPUS NOVI OPPIDI CLEMENTIS XIV IUSSU INCHOATUM PIUS VI PONT MAX SINGULARI IN SERVILIANENSES LIBERALITATE MAXIMAM PARTEM INGENTI SUMTU ABSOLVIT”.

Porta Santo Spirito

E’ detta anche Porta di Amandola. La Porta fu realizzata tra l’aprile ed il settembre dell’anno 1776.  

 

PALAZZO COMUNALE

E’ un edificio a due piani a pianta quadrata con fronte porticato sulla piazza e cortile interno porticato. Al secondo piano si trova un ambiente destinato a teatro. L’Istrumento approvato il 16 marzo 1784 tra l’architetto Luigi Paglialunga di Fermo e la Comunità di Castel Clementino, stabiliva un compenso per la costruzione di 3.400 scudi, in base alle piante ed al Capitolato redatti dallo stesso architetto. La costruzione del palazzo iniziò nell’agosto del 1784 e terminò nel marzo del 1789. Venne realizzato dal muratore Attilio Sfasciapagliari e Figli, sotto la direzione del Paglialunga. Per la costruzione del palazzo fu impiegato materiale ricavato dalla demolizione della torre di Servigliano Vecchio. alla fine del 1802 il palazzo presentava delle lesioni, che resero necessario il parziale rifacimento dell’edificio. Nel 1804 venne così interamente ricostruito l’ultimo piano ed il tetto. Per questo la Comunità ricevette dal Governo Pontificio un sussidio di 1.000 scudi, che venne erogato dalla Cassa di Canoni e Noli di Case. Nel Catasto Gregoriano del 1811 è indicato con la particella n. 1648. In quel momento esisteva una bottega al piano terra. Nel 1822 veniva richiesto un nuovo sussidio per il restauro del palazzo. Successivamente venne aggiunto un balcone sul prospetto principale.  

 

PALAZZI STORICI SIGNORILI

Palazzo Vecchiotti

Originariamente di proprietà della Famiglia Vecchiotti, fu venduto e nel Catasto Gregoriano (1811, part. 1625) risulta di proprietà di Carlo Gualtieri, ad uso di propria abitazione con bottega al piano terra. Attualmente è di proprietà della Famiglia Filoni. Fu costruito anteriormente al 1811. E’ una notevole costruzione a tre piani con altana. Le finestre del primo piano hanno cornici decorate e sovrastate alternativamente da timpani e lunette. Il portale ha colonne ad arco a tutto sesto. L’atrio di ingresso e lo scaloncino sono voltati a padiglione a vela. All’interno le sale del piano nobile sono riccamente decorate nelle pareti e nelle volte, con riproduzioni di paesaggi, figure mitiche e soggetti floreali e geometrici. Il Palazzo è stato vincolato dalla Soprintendenza della Regione Marche nel 1992.


Palazzo Navarra

Venne realizzato tra il 1777 ed il 1789. Appartiene alla spina di palazzi signorili a tre piani che fiancheggiano l’asse stradale principale. E’ indicato col n. 1626 del Catasto Gregoriano del 1811, ed è di proprietà di Clemente Navarra. Fu saccheggiato e incendiato nel 1799.  

 

PONTE SUL FIUME TENNA

Nel 1813 l’Ingegner Dessi presentò una perizia approssimativa per la costruzione di un ponte in legno e delle due strade che avrebbero dovuto condurre a Castel Clementino e a Falerone. Nel 1817 lo stesso ingegnere aveva redatto una nuova perizia di 4277,76 scudi e un disegno del ponte. Il progetto fu sottoposto alle autorità pontificie, a cui si richiedeva una sovvenzione, e al giudizio dell’architetto Pietro Bracci. Nel 1822 e negli anni seguenti ci fu un carteggio tra la Comunità ed il Governo Pontificio sulla costruzione del ponte. Venne costruito il nuovo ponte su progetto dell’Ingegner Vincenzo De Minicis di Falerone, tra il 1842 ed il 1846. Il 16 novembre 1846 il parroco di Falerone benedisse il ponte, costato in tutto 30.000 scudi. Per la costruzione del ponte furono impiegati un milione e duecentomila mattoni per i piloni, e trecentomila per le riempiture ed i muri di appoggio. 

 

IL CAMPO DI PRIGIONIA SUL FIUME TENNA

Servigliano resta nella storia italiana per aver ospitato (non proprio volentieri) uno dei tanti campi di concentramento che, durante le due guerre mondiali, videro più di 50.000 persone prigioniere nella media Val Tenna. La sua storia ha percorso le più grandi tragedie del ‘900 – campo per prigionieri di guerra nella Prima Guerra Mondiale e nella Seconda, campo di prigionia per ebrei a cavallo degli anni ‘40 e infine Centro Raccolta Profughi dal 1945 al 1955. Da anni "l’Associazione Casa della Memoria" si occupa del recupero e della valorizzazione della storia di questo luogo che nel corso degli anni si è trasformato in Parco della Pace, punto di ritrovo di famiglie e giovani della Media Val Tenna.

 

La storia del Campo - La Prima Guerra Mondiale

Nel lontano 1915, con l’imminente entrata in guerra dell’Italia, a Servigliano venne costruito un grande Campo di raccolta per gli eventuali prigionieri. La struttura venne collocata alla periferia del paesino, lungo la ferrovia che attraversava la valle del Tenna e che da Porto S. Giorgio portava ad Amandola. Dopo l’esproprio del terreno, circa 30.000 mq, furono costruite una quarantina di baracche in legno e muratura di 500 metri quadrati ognuna e, oltre il muro di cinta, anche diverse casette in muratura per l’alloggio delle guardie del Campo che, nell’insieme, poteva contenere quasi 10.000 prigionieri. Subito dopo l’inizio delle operazioni militari, cominciarono ad arrivare i primi prigionieri di nazionalità prevalentemente austro-ungarica e turca dei quali una ventina, durante la prigionia, morì per cause diverse. Alla fine della Prima Guerra Mondiale, col suo doloroso strascico di sangue, di devastazione e di miseria, il Campo venne sgomberato ed i prigionieri rimpatriati.

La Seconda Guerra Mondiale

La struttura venne chiusa ma non smantellata; nel 1935 lo Stato fascista mise in vendita tutto il complesso ma le offerte non erano in grado di soddisfare le attese ed allora cedette per una somma simbolica una metà al Comune di Servigliano. Il Dopolavoro Comunale provvide alla realizzazione di un campo sportivo, che ancora adesso è funzionante. Il resto del Campo venne adibito a deposito di armamenti che venivano spostati utilizzando la ferrovia. Intanto, le contrapposizioni politiche che dividevano l’Europa alimentavano le tensioni che avrebbero portato ad una nuova guerra. Il Campo venne interessato da questi eventi dapprima con l’invio del materiale bellico in Spagna (1938), con gli 80.000 soldati italiani che combattevano a sostegno dei nazionalisti e di Franco, contro il legittimo governo repubblicano; poi, nell’imminenza dello scoppio del nuovo conflitto che insanguinerà l’Europa ed il mondo, velocemente il Campo venne riattivato per l’accoglienza dei prigionieri. Infatti, qualche mese dopo l’ingresso dell’Italia nella Seconda Guerra Mondiale, nel gennaio del 1941 cominciarono ad affluire al Campo i primi prigionieri di guerra che appartenevano a varie nazionalità: greci, maltesi, ciprioti, inglesi, americani, francesi, slavi, che subivano frequenti spostamenti.

Dopo l’armistizio dell’8 settembre del 1943, nella confusione di quei giorni, i prigionieri si diedero alla fuga dopo aver aperto una breccia nel muro di cinta, senza essere ostacolati dalle guardie, alcune delle quali, abbandonate le consegne, tentarono di raggiungere la propria casa. Circa tremila prigionieri si riversarono nella vallata del Tenna, spingendosi verso i Sibillini e ricevendo accoglienza e solidarietà da parte della gente, in modo particolare dei contadini. Nel giro di qualche giorno però, la situazione tornò sotto il controllo dei fascisti e dell’Esercito tedesco che aveva occupato anche il Campo di Servigliano, appropriandosi del materiale di consumo e dei pacchi dono della Croce Rossa che erano riservati ai prigionieri e che la gente del paese, ormai alla fame, cercava di prendere di notte. Fu proprio in uno di questi tentativi che i Tedeschi uccisero due coniugi di Servigliano, dando inizio ad un clima di paura. Fascisti e nazisti rastrellavano il territorio alla ricerca dei prigionieri fuggiti e degli ebrei che, dopo l’entrata in vigore delle leggi razziali fasciste, cercavano scampo dirigendosi verso sud, dove gli Alleati avanzavano. Furono centinaia e centinaia di famiglie che continuavano a dare soccorso ai prigionieri alleati ed agli ebrei, a rischio di morte e di violenze. Il Campo, ormai sotto il controllo dei Tedeschi, cominciò ad ospitare oltre ai pochi prigionieri alleati ripresi anche gli ebrei, che da Servigliano venivano inviati al Campo di Fossoli e da lì ai Campi di sterminio in Germania. Con l’arrivo degli Alleati e la fuga dei Tedeschi, nella primavera del ’44, il Campo venne chiuso e la struttura affidata a poche guardie.  

La Guerra Fredda

Purtroppo, la guerra non era ancora finita che nel settembre del 1945 al Campo cominciarono ad affluire i primi profughi sloveni, oltre un migliaio, a causa delle tensioni che cominciarono a manifestarsi tra l’Italia e la Jugoslavia del maresciallo Tito. Le terre istriane subirono per prime le conseguenze di quella che in seguito sarebbe stata definita "la Guerra Fredda", che vedrà la contrapposizione tra le due superpotenze ed i Paesi loro alleati. Lentamente, cominciarono ad affluire anche profughi dalle ex-colonie italiane in Africa, Libia ed Etiopia, che si aggiungevano al flusso crescente di italiani che abbandonavano i territori friulani occupati dall’esercito jugoslavo. Si pensa che in dieci anni, dal 1945 al 1955, anno in cui verrà definitivamente chiuso, siano passati dal Campo oltre 40.000 persone, tutte, seppur tra mille difficoltà, lentamente inserite nella vita sociale in diverse città italiane ed alcuni emigrati verso l’America.

l Significato della Memoria

Questi eventi hanno segnato la storia non solo della piccola comunità di Servigliano, ma anche dei molti paesi che si affacciano sulla Valle del Tenna. Recuperare la memoria di tutti questi eventi che hanno interessato il Campo di prigionia è un dovere verso coloro che hanno vissuto quei drammi, ma anche verso le nuove generazioni. Gli eventi si possono distinguere in tre momenti, in relazione a tre grandi passaggi della storia del Novecento.

Preesentazione a cura dell’associazione “Casa della Memoria”, ulteriori approfondimenti  www.casadellamemoria.org  

 

LUOGHI DI CULTO

Chiesa di Santa Maria del Piano

E’ detta anche della Madonna del Piano. Si trova esternamente al perimetro urbano e preesisteva alla fondazione di Castel Clementino. L’edificio originario, un piccolo oratorio, venne costruito in data imprecisata ma sicuramente prima della metà del secolo XV (sono ancora visibili le mura dell’antica chiesa dal lato della sagrestia della chiesa attuale). L’edificio è menzionato in una bolla di Papa Callisto III del 1457, e già a quella data presso la piccola chiesa si tenevano alcune fiere. La Chiesa, già occupata dai frati ‘terziari’ e poi da essi abbandonata, venne in seguito ceduta ai Padri Minori Osservanti di San Francesco della Comunità di Servigliano nel 1578. Tale concessione fu sancita da una bolla di Papa Gregorio XIII del 10 febbraio 1579. Nel 1746 iniziarono i lavori per l’ampliamento della chiesa. Venne costruita una nuova cappella sotto la direzione di mastro Gregorio Porfiri da Collina. L’edificio fu costruito nella forma attuale, in stile settecentesco, composto di una navata con sette altari.  Ulteriori Approfondimenti Luoghi di Culto.... 

 

Collegiata San Marco

Il progetto è attribuito a Cosimo Morelli. L’edificio fu realizzato dall’architetto Luigi Paglialunga di Fermo. E’ a navata unica con cappelle laterali, ma probabilmente avrebbe dovuto essere a tre navate. Al posto delle navate laterali ci sono la Sagrestia, il Cimitero, l’abitazione del Parroco ed alcune case di abitazione privata. La costruzione della chiesa iniziò nel 1774. Nell’aprile di quell’anno vennero scavate le fondazioni e posta la prima pietra inviata da Roma dal Pontefice Clemente XIV. Alla fine dell’aprile del 1775 i muri perimetrali erano già costruiti per un’altezza di 40 palmi romani da terra. Nel marzo 1777 si iniziò l’elevazione dell’edificio e della facciata. La chiesa fu coperta nel settembre dello stesso anno. Nell’ottobre venne terminato il portone di pietra per la porta maggiore, lavorato dallo scalpellino anconetano Angelo Albertini e posto in opera nel novembre. La volta, iniziata nel novembre, fu completata nel gennaio del 1778.

Nello stesso anno lo stuccatore Stefano Interlenghi eseguì gli stucchi della chiesa e nell’anno seguente vennero eseguiti gli altari, sistemati i quadri e gli arredi Nell’ottobre del 1779 furono trasferite le reliquie dei corpi di San Servigliano Martire e di San Gualtiero Abate dal Vecchio Servigliano. Sull’altare dedicato a San Servigliano si trova un quadro, dipinto da Alessandro Ricci nel 1779, che rappresenta nello sfondo la nuova città di Castel Clementino. L’edificio è indicato con la lettera E nel Catasto Gregoriano (1811). Alla chiesa Parrocchiale sono annessi: Cimitero (F), Sagrestia (G) e Casa del Parroco (I).


La Torre

La costrizione iniziò nel settembre del 1774 e terminò nel giugno del 1778. Nell’agosto del 1778 furono installate le campane provenienti dalla Parrocchia di San Marco di Servigliano Vecchio. E’ indicata con la lettera H nel Catasto Gregoriano (1811). Secondo la tradizione un altro campanile sarebbe dovuto sorgere in posizione simmetrica dalla parte opposta della chiesa. Sembra che il campanile avrebbe dovuto essere più alto di un piano. E’ a base quadrata con lato di m. 7,20 ed altezza di m.40.  

 

LE CELEBRITA'

Suor Angela Benedetta Bongiovanni (1640-1713) - Clarissa, le si riferiscono varie grazie.

Nata a Servigliano il 23 gennaio 1640 dal capitano Carlo Buongiovanni e da Maria Jallei. Fu battezzata lo stesso giorno da un suo zio Don Andrea Jaffei, pievano della parrocchia di San Marco. Fu una fanciulla di sani costumi, devota, modesta, modello per le sue coetanee. Fin dai primi anni fu istruita nei rudimenti della Fede, nella devozione alla Vergine Maria. Disgustata delle vanità di questo mondo arrivò un giorno a rompere un bellissimo specchio perché ritenuto strumento di offesa per il Signore. Ricevuta la prima comunione non ancora dodicenne mantenne l’abitudine di avvicinarsi al Santissimo Sacramento due volte la settimana: martedì e venerdì. Ammirata per la vita monacale, quando manifestò questo suo desiderio ai genitori, ne ricevette una negativa risposta. Lei, però, tanto disse e tanto fece che all’età di 14 anni poté entrare tra le Clarisse di Monte Santo, Potenza Picena. Qui, suora, consacra tutta la sua vita al Signore in spirito di carità, umiltà e sacrificio. Ebbe le stimmate nelle mani, nei piedi e nel costato, ma ottenne dal Signore la grazia che non comparissero all’esterno e di sentirne solo il dolore. Morì santamente il 24 novembre 1713.

 

Clemente Navarra (1756-1845ca) - Colonnello dei Borboni

Nasce il 23 luglio 1756 a Servigliano dal Capitano Luigi e da Rosaria Iaffei. Ultimo di sette figli. Dal matrimonio con Rosa Calderoni da Velletri, ebbe Luigi nato il 10 giugno 1783. La sua casa, sin dal metà del secolo XVIII, subì le conseguenze della frana che portava al crollo l’intero paese. Di conseguenza tutta la Famiglia Navarra si trasferì nel nuovo insediamento, voluto da papa Clemente XIV presso il Convento dei Frati, vicino al fiume Tenna. Nell’Insorgenza del 28 maggio 1799, gli moriva da eroe e da martire il figlio Luigi presso il piccolo sperone detto la ‘Castelletta’, vicino al fiume Tenna perché riconosciuto dalla sua uniforme bianca e dal cappello piumato. Clemente spirito intelligente, fin da giovane si era dato tutto al mestiere delle armi, ed era stato uno dei capi più influenti nell’Insorgenza della Marca Fermana. Continuò poi il servizio sotto i Borboni di Napoli, ed ebbe il grado di colonnello. Ebbe parte attiva anche negli avvenimenti dei Regni di Giuseppe Bonaparte e di Giocchino Murat. Non si sa l’anno della morte, ma è certo che avvenne in tarda età.

 

Padre Giovanni Curi (1771-1846) - Gesuita e Teologo

La Pontificia Università Gregoriana, una delle istituzioni veramente internazionali nel campo della cultura, aveva come Professore di Teologia Dommatica dal 1829 al 1832, P. Giovanni Curi, nato a Servigliano il 13 dicembre 1771. In seguito vi insegnò anche Teologia morale (dal 1834 al 1842) ed Istituzioni di Diritto canonico dal 1839 al 1840. La sua cultura era vasta e profonda, da poter insegnare più materie, ma anche la sua umanità era ricca. Era un giovane di umili origini quando, dopo avere frequentato gli studi a Fermo e dopo essere stato ordinato sacerdote, si recò a Roma per approfondire lo studio della Teologia. Don Giovanni aveva una memoria formidabile, tanto che un Padre domenicano lo esortò allo studio della Summa Theologica di S. Tommaso. L’opera comprende più volumi, e il nostro Don Giovanni se li imparò tutti a memoria. Lo si poteva definire un pozzo di scienza. In seguito tornò a Fermo ad insegnare, lo nominarono canonico, ma vi rinunziò spontaneamente per dedicarsi alla predicazione. Era un uomo di ardore straordinario e valente oratore, tanto che quando predicava a Piazza Navona andò ad ascoltarlo lo stesso Pontefice Leone XII, che lo volle suo confessore. Morì il 20 maggio 1846. E’ il prozio di Mons. Augusto Curi.

 

Luigi Vecchiotti (1804-1863) - Musicista e Compositore

Nasce a Castel Clementino, oggi Servigliano, l’11 maggio 1804, dai coniugi Sebastiano Angelo Antonio e da Angela Benedetta Jallei. Terminate le scuole elementari ebbe a frequentare gli studi di Filosofia e Lettere a Fermo, presso i Filippini e contemporaneamente Musica sempre a Fermo sotto la guida del maestro Curci direttore della Cappella del Duomo. A 18 anni lo troviamo a Bologna e poi a Milano, nel cui conservatorio completò gli studi di composizione con il maestro Federici. Dal 1827 al 1841 è a Urbino a dirigere, quale vincitore di concorso, la Cappella del Santissimo Sacramento. Dal 1841 al 1863 è a Loreto come Direttore della Cappella Lauretana, ammirato e stimato da tutti. Nominato da Pio IX Cavaliere dell’Ordine di San Silvestro, socio di molte accademie in Italia. Celebre di questo grande musicista compositore la Messa funebre per i caduti di Castelfidardo, e altre opere, soprattutto sacre, di notevole pregio. Loreto lo onora con un epigrafe di alto valore civile e religioso nella Basilica della Santa Casa, mentre il Municipio di Servigliano ha nella sala consiliare un busto di questo artista con una scritta molto significativa. Da ricordare che al suo nome è dedicata la scuola media e la via dove sorge la sua casa.

 

Don Serviliano Vecchiotti (1819-1876) - Docente, fondatore del ‘Montani’ e della CariFermo

Nasce a Castel Clementino da Angelantonio e da Clementi Teresa il 6 febbraio 1819. Nel 1842 è ordinato sacerdote a Fermo. Dopo un breve periodo di esperienza pastorale a Sant’Elpidio a Mare, nel 1843 è parroco alla chiesa dei Santi Cosma e Damiano e Caterina a Fermo. Zelante e obbediente. Profondo studioso di Scienze naturali e Matematica. Dal 1849 al 1851 lo troviamo insegnante di Matematica nelle scuole pubbliche di Fermo, poi in Seminario, sempre docente di Matematica e Fisica per 17 anni. Operoso a vantaggio di tutti e della Chiesa in particolare. Esaminatore sinodale per il clero, giudice di cause criminali presso il Tribunale Arcivescovile di Fermo. Uno dei fondatori della Cassa di Risparmio di Fermo e dell’Istituto Industriale. Predicatore indefesso, confessore assiduo, consigliere spirituale, generoso, stimato da tutti . Muore a Fermo di difterite il 17 luglio 1876.

 

Monsignor Agusto Curi (1870-1933) - Arcivescovo di Bari

Nasce a Servigliano il 15 agosto 1870 da Geremia e da Virginia Graziaplena. Fu educato in famiglia per le cose di chiesa e manifestò precocemente costante inclinazione allo Stato ecclesiastico. Perduto il padre a dodici anni ebbe nella madre un vero tesoro, un modello di educazione e di santità. Entrò nel seminario di Fermo a 11 anni e compì tutti gli studi con lode, stimato dai compagni e superiori. Fu ordinato sacerdote il 24 marzo 1894 dall’Arcivescovo Cardinale Malagola che ebbe per lui un affetto particolare. Resse, prima, la parrocchia di Santa Caterina. Vinse il concorso per l’importante Arcipretura di Montottone, ma fu rivendicato come priore della insegne Collegiata di San Michele Arcangelo in Fermo, e quindi rinunziò a prendere possesso in quel di Montottone. Insegnò nel seminario di Fermo Teologia morale, Teologia pastorale e Diritto canonico. Il 23 dicembre 1918 il Santo Padre lo nominò Vescovo di Cagli e Pergola. Qui rimase sino al maggio 1925, quando venne nominato Arcivescovo di Bari, dove faceva il suo ingresso solenne il 18 ottobre dello stesso anno. Qui, circondato di affetto, stima, vera ammirazione, moriva stroncato da un tumore il 28 marzo 1933, lasciando largo rimpianto in quanti lo avevano conosciuto e ne avevano apprezzato l’apostolato in ogni settore della vita sociale, politica e religiosa.

 

Amarinto Camilli (1879-1960) - Linguista-glottologo

Da Felice Raffaele Camilli (contadino) e da Maddalena Monti (casalinga) nasceva il 13 dicembre 1879, in contrada San Pietro di Curetta di Servigliano, Amarinto Pietro Mario, per tutti Amerindo. Grande studioso, uno dei più grandi fonetisti d’Italia. Dal 1912 faceva parte dell’Associazione Internazionale di Fonetica e rappresentava l’Italia in questo campo. Da giovane si era staccato dalla sua amata terra, ma il parlare del luogo natio lo interessò al punto che le dedicò un’opera veramente pregevole: "Il dialetto di Servigliano", pubblicata nel 1929, oggi merce rara per i cultori di studi sulla lingua parlata. Frequentato il liceo, Camilli si diede agli studi di Medicina a Roma, ma lasciò presto queste aule per dedicarsi completamente a ciò per cui si sentiva veramente portat Fonetica, Metrica, Letteratura, Filosofia. Per guadagnarsi da vivere fu insegnante avventizio, correttore di bozze, revisore di manoscritti e trascinò la vita tra stenti e difficoltà, prima a Roma, poi in Romagna, nel Napoletano e da ultimo a Firenze, dove si era trasferito dopo il 1930. Qui, circondato da amici ed estimatori, diede un notevole contributo all’Accademia della Crusca. Benedetto Croce lo ebbe tra i suoi più validi interlocutori e Camilli ne andava fiero.

Numerosi sono gli scritti da lui pubblicati. Tra questi ricordiamo: ‘I fondamenti della Prosodia italiana’; ‘Pronuncia e grafia dell’Italiano’; ‘Il dialetto di Servigliano’; ‘Grammatica italiana per la Scuola Media’. La casa Editrice Sansoni – Firenze – nella ‘Rivista di Letterature moderne e comparate’ volume XIII (n. 1-2 giugno 1960) a firma di Santoli e Pagliai (presso l’Accademia della Crusca) elenca, dopo un ricordo su Amerindo Camilli, ben 222 tra: recensioni, note, opere ed articoli. Che tipo era il Camilli? Pensoso, triste, occhi vivaci, sguardo profondo, desideroso di solitudine. La vedova Tina Assirelli, sposata nel 1919, di Rocca San Casciano, lo amò, lo assistette, lo confortò in ogni momento. Morì dopo lunga malattia il 23 febbraio 1960. Era per tutti ‘il professore’, pronto a chiarire dubbi, a rassicurare, a dare certezze. Professori di ogni ordine e grado, anche universitari, del calibro di: Carlo Pellegrini; Vittorio Santoli; Delio Cantimori; Michele Barbi; Giorgio Pasquali; Tristano Bolelli; Mario Apollonio; Concetto Marchesi; Giacomo Devoto; Walter Binni; Raffaele Spongano; Manara Valgimigli; Alfredo Galletti; Bruno Migliorini; provveditori agli studi; nostri illustri fermani come Pompilio Bonvicini e Silvestro Baglioni; studiosi del dialetto quale il Crocioni, davano alle stampe i loro scritti solo dopo il placet del Camilli. Questo cultore aveva una penna veramente… d’oro, anche se materialmente molto umile, infatti era un semplice frammento di canna di bambù appuntito.

* Nel 1971 (delibera di Consiglio comunale n. 66 del 3.10.1971) la Città di Servigliano ha dedicato una via al prof. Amarinto Camilli. La via, verso nord, è a ridosso della Statale 210 nell’innesto con via Mazzini.

 

Gaetano Vecchiotti (1886-1973) - Console e Ambasciatore d’Italia

Nasce a Servigliano il 2 febbraio 1886 dal Commendator Guerriero Giuseppe Vecchiotti e da Benedetta dei Conti Gualtieri. Terminate le scuole elementari, ebbe a frequentare e conseguire la licenza liceale presso il convitto Nazionale Amedeo di Savoia di Tivoli e la laurea con il massimo dei voti in Scienze Consolari alla Scuola Superiore di Commercio di Venezia. Addetto consolare a Barcellona e destinato poi in qualità di Vice – Console a Cannes. Promosso console resse i Consolati di Barcellona, Florianopolis, Giannina, Nancy e infine quello di Basilea. Dopo la promozione a Console Generale, resse quale titolare, i Consolati di Lione, di San Paolo del Brasile e quello di New York. Il governo francese per le sue non comuni doti di mente e di cuore gli ebbe a conferire la decorazione dell’Ordine della Legione d’Onore. Morì a Servigliano il 21 dicembre 1973. L’11 novembre 1913 si era unito in matrimonio nel Principato di Monaco con Cecilia White, figlia di Armando Alonso e di Maria Luisa Knight.

 

Suor Maria Liberta Isidori (1889) - Missionaria

Nata a Servigliano nel 1889, Suor Maria Liberata Isidori, ‘Pioniera tra i Lebbrosi’, ‘Stella della Solidarietà Italiana’ (del Consolato d’Italia nel Brasile), viveva nel Lebbrosario di Santa Fe, dedicando la sua vita all’attività missionaria. Leggiamo da una sua lettera dell’8 agosto 1962, all’età di 73 anni: “Il giorno 8 aprile 1912 ho lasciato la casa paterna per seguire la voce di Dio che mi chiamava allo stato religioso, nella Congregazione delle Figlie di Nostra Signora al Monte Calvario… Nel 1928 ho preso parte al primo gruppo di Suore destinate ad aprire la prima casa nel lontano Brasile, nella città di San Josè di Rio Pardo, nello Stato di San Paolo… Nel 1934 le nostre suore sono state chiamate ad assumere la Direzione ed amministrazione del grande Lebbrosario Santa Isabella; in quel tempo contava 2.500 lebbrosi. E spontaneamente mi sono offerta, con oltre 15 consorelle, a prestare il mio servizio, in beneficio di questi poveri infermi, rifiuto della società; solo il Buon Dio è testimonio dei sacrifici fatti durante 28 lunghi anni…”. La sua Congregazione abbraccia tutte le opere di Assistenza Sociale, compresa l’assistenza materiale e spirituale a ben 5.000 lebbrosi, divisi in tre grandi lebbrosari, tutti nello Stato del Minas Gerais, Brasil. Tutta la sua vita è stata al servizio degli altri.

 

Monsignor Giuseppe Oreste Viozzi (1890-1966) - Scrittore e parroco dal 1921 al 1966.

Nasce a Servigliano il 9 agosto 1890 da Achille e da Carolina Bruni. Nell’ottobre del 1904 entra nel seminario di Fermo, dove si distingue per puntualità, ordine, zelo ed impegno negli studi e nelle pratiche religiose. Il 18 giugno 1916 viene ordinato sacerdote dall’Arcivescovo Monsignor Castelli. Dall’ottobre del 1919 al 1921 lo troviamo cappellano a Pedaso e poi a Monte San Pietrangeli. L’11 novembre 1921 la locale Confraternita del Santissimo Crocifisso lo chiama come arciprete – parroco nella Collegiata di San Marco a Servigliano, dove rimane sino alla morte, avvenuta improvvisamente il 20 novembre 1966. E’ stato un prete modesto, delicato, retto, preciso in tutto, votato al sacrificio, al bene della Chiesa, dei sofferenti, dei parrocchiani, di quanti – in modo particolare durante la seconda guerra mondiale – furono bisognosi di un aiuto materiale e, soprattutto, spirituale, nell’ex campo profughi. Aveva partecipato come cappellano militare alla prima guerra mondiale e già da allora si era distinto per le sue eccezionali doti profondamente umane. Era un’ottima penna. Ricercato anche da altri sacerdoti perché in grado di dare al momento opportuno consigli di alto pregio. La scuola elementare di Servigliano è intitolata a lui.

 

Rinaldo Rinaldi (1898-1974) - Poeta contadino

Il 12 gennaio 1974 tutta Curetta di Servigliano diede estremo saluto al cantore di Ottave, nonché scrittore di buon gusto di versi che ancora oggi vengono declamati, Rinaldo Rinaldi di anni 76. Era stato da giovane nella Maremma toscana per lavorare tra i guitti e nelle lontane Americhe, portando sempre con se libri di poesia come la Divina Commedia di Dante Alighieri, la Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso, L’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto, L’Adone del Cavalier Marino ed altri scritti con i quali prese tanta dimestichezza che anch’egli cominciò a poetare soprattutto in ottava rima, divenendo in questo genere un vero caposcuola. Tornato in patria, al lavoro del campicello alternava, insieme con altri simpatizzanti di questo genere ludico di Curetta, gare poetiche con un gruppo di poeti di Penna San Giovanni, capeggiati questi da Secondo Vitturini (che ha avuto l’onore di vedere pubblicati alcuni suoi scritti). Anche il nostro poeta – contadino ha visto nel 1959, a cura del professore Federico Costa, pubblicate alcune sue composizione veramente pregevoli.

 

Guido Paci (1949-1983) - Pilota Motomondiale classe ‘500

Il 10 aprile 1983 a Imola, durante la 200 miglia di motociclismo, moriva il serviglianese Guido Paci. Gli furono fatali una curva, una scivolata, l'impatto con la moto. Guido era nato a Servigliano il 17 dicembre 1949, da Giuseppe e da Cleira Cairati. Maresciallo dell'Aeronautica (prestava servizio alla base di Cameri), gareggiava con successo, seppur da privato (quindi senza sponsor), nella classe 500. Grandi e piccole soddisfazioni di quando campioni come Kenny Roberts gli dicevano 'Guido, speriamo che resti… povero', riempivano di orgoglio i serviglianesi e gli davano nuovi stimoli. Conosceva la sofferenza, la passione, i sentimenti semplici della comunità locale. Prima di cominciare a gareggiare in moto nel 1978 era stato bobbista di talento conquistando due titoli tricolori e giungendo terzo nel campionato europeo del bob a due. Nel ’79, trionfando a Imola e a Monza, aveva ottenuto il titolo di campione italiano junior delle 500 (davanti a Reggiani) e aveva debuttato da senior nella successiva stagione. Vinse due volte a Misano con la Suzuki. Alla Yamaha nel 1981, in questo anno concluse il Campionato Mondiale, primo dei privati in undicesima posizione. Sposato con Helene Maier, il 17 dicembre 1976 a Milano. Moriva in un incidente il 10 aprile 1983 a Imola. Nei ricordi si aprono le immagini dei suoi successi e dei cupi silenzi nei giorni in cui le sue aspettative di avere un mezzo competitivo sfumavano. Dopo la sua morte, La Gazzetta dello Sport dedicò due pagine al pilota e all'uomo. Alle esequie, officiate a Servigliano, partecipò il gotha del motociclismo. Sono trascorsi quattro lustri da quando Guido Paci ha lasciato la vita terrena ed è entrato nella leggenda. Si rimpiangono il suo coraggio, la sua passione sportiva, la sua grande umanità. La presenza di un uomo tenace, determinato e sincero è viva più che mai. E non solo nelle Marche.

 

FOLCLORE E RIEVOCAZIONI STORICHE

Torneo Cavalleresco

Nel 1450 l'Abate di Farfa cedette alla Comunità di Servigliano la Piana di San Gualtiero. Per festeggiare l'avvenimento, testimoniato con una pergamena, furono indetti giochi. Dal 1969 questo momento storico viene fatto rivivere nel fine settimana della terza domenica di agosto, con il Torneo Cavalleresco  di "Castel Clementino", rievocazione storica in costume del XV secolo. Il corteo con oltre 300 figuranti propone un'escursione unica ed affascinante nella storia del costume italiano. Gli stupendi abiti, realizzati dalle sartorie locali, sono riproduzioni fedelissime dei modelli tratti dai dipinti dei maestri dell’epoca, quali il Crivelli, il Ghirlandaio ed altri. Dopo il sontuoso corteggio e lo spettacolo degli sbandieratori, la manifestazione propone la Giostra dell'anello fra i cavalieri rappresentanti dei rioni. Dal 2000 gestisce la rievocazione un apposito Ente Torneo, che ha rinnovato la manifestazione e l’ha resa ancor più avvincente. Così anno dopo anno la "Città Ideale", si tuffa nella storia delle tradizioni cavalleresche del XV secolo. Il borgo settecentesco, progettato dall’architetto Virginio Bracci, è uno dei primi esempi della città moderna e si sviluppa su un piano urbanistico quadrangolare. Ulteriori Approfondimenti pagina rievocazioni storiche.... 

 

G.A.M.S. - Gruppo degli Alfieri e Musicisti storici del Torneo Cavalleresco

Il Gruppo degli Alfieri e Musici storici del Torneo Cavalleresco di Castel Clementino di Servigliano, nasce nel 1989, quando il maestro di bandiera Giovanni Nardoni, ereditando tutte le esperienze individuali svolte all’interno dei Rioni in cui è divisa la città, dà vita ad un’Accademia di Alto Maneggio Storico della Bandiera. All’interno dell’Accademia i giovani Alfieri (impropriamente chiamati sbandieratori) apprendono l’arte e le tecniche del maneggio della Bandiera, impressa nei codici dati alle stampe da illustri maestri d’arme nel 1500/1600 e giungono, dopo attento e meticoloso studio dei documenti, ad una riformulazione contemporanea, etica ed estetica, dell’uso espressivo della Bandiera. Attingendo a questa nuova grammatica spettacolare, che rilegge in chiave moderna per bellezza e potenza il comportamento dell’alfiere sul campo di battaglia, il gruppo ha allestito giochi coreografici di grande suggestione spettacolare, che hanno proposto in occasione di importanti appuntamenti internazionali rappresentando l’Italia in Danimarca, Germania, Francia, Ungheria, Grecia, USA, Slovenia, Spagna. Negli anni il Maestro G. Nardoni è stato seguito alla regia da Gianluca Viozzi e, da cinque anni, è lo stesso gruppo a gestire le proprie coreografie guidato da un “triumvirato” che ha dato continuità a questa meravigliosa storia. . Ulteriori Approfondimenti pagina rievocazioni storiche....


 

GUARDA IL VIDEO

Da Mezzogiorno in Famiglia (Rai2) - 06 Maggio 2012




Fonti Informative su Servigliano - "La Ricostruzione di Servigliano"

Lettura del Chirografo di Papa Clemente XIV



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PROSSIMO EVENTO

MARTEDI' 23 APRILE 2013

INAUGURAZIONE dell'AULE DIDATTICA MULTIMEDIALE "CASA DELLA MEMORIA" 

 

 

MARTEDI 23 APRILE 2013 Ore 10.00 Spazio antistante l’ex Stazione di Servigliano*

Saluti Istituzionali: Sindaco di Servigliano Maurizio Marinozzi; Senatore Francesco Verducci, S.E. il Prefetto della Provincia di Fermo Emilia Zarrilli, Presidente della Provincia di Fermo On. Fabrizio Cesetti, S.E. Arcivescovo Metropolita di Fermo Mons. Luigi Conti; Assessore alla Cultura della Regione Marche Pietro Marcolini, Presidente della Fondazione “Cassa di Risparmio di Fermo” Amedeo Grilli.

 Presentazione dell’Aula didattica: Giuseppe Buondonno Assessore alla Cultura della Provincia di Fermo, Filippo Ieranò Presidente dell’Associazione “Casa della Memoria”, Sergio Bugiardini Presidente dell’Istituto per la Storia del Movimento di Liberazione - Fermo.

Esecuzione di brani musicali a cura del Conservatorio “G.B. Pergolesi” di Fermo - Duo di fiati: Gerardo Potito Treviso e Aldo Caterina.

Presentazione dell’intervento di recupero strutturale e dell’allestimento multimediale a cura dell’ Arch. Marco Scrivani e di Matteo Catani (Studio grafico D2 Jesi).

Visita alla struttura ed esecuzione di brani musicali a cura della “Junior Band” di Montegiorgio.

Ore 15.00 “Casa della Memoria” (Aula didattica, ex Stazione di Servigliano)

Seminario: “I luoghi della Memoria. Verso una rete europea” Intervengon Filippo Ieranò (Ass. “Casa della Memoria”); Sergio Bugiardini (ISML-Fermo); Micaela Procaccia (Museo storico della Liberazione,Roma); Franco Bonilauri (Museo Ebraico,Bologna); Marzia Luppi (Fondazione ex Campo di Fossoli); Marino Micich (Archivio Museo storico di Fiume); Diego Zandel (Scrittore, profugo a Servigliano 1948).

MARTEDI 30 APRILE 2013 ORE 21.00

Aula Didattica Multimediale “Casa della Memoria” In occasione dell’International Jazz Day organizzato dall’UNESCO - Concerto di Welcome to the Django quartet Jazz Manouche– La musica della diaspora In collaborazione con T.A.M e rete Marche Jazz Network. (Ingresso Libero)

*In caso di maltempo la cerimonia si svolgerà presso il Teatro Comunale di Servigliano  

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